Perchè Piacenza in Tavola !? Non ci sono in giro già abbastanza degustazioni? Oggigiorno non c'è bar che non organizzi delle serate di degustazione, non c'è convegno, fiera o evento qualunque cone non proponga delle degustazioni di prodotti tipici. Che bisogno hanno i GRASS di organizzarne anche loro!?
Molto modestamente, e tenendo fede alla loro indole dissacrante, i GRASS hanno voluto organizzare una rassegna che si caratterizza per il suo aspetto marcatamente culturale: non consiste in un'accozzaglia di sprovveduti che si siede attorno ad un tavolo per dire quanto è buono qualunque cosa capiti a tiro di bocca, ma vuole portare i partecipanti verso un consumo consapevole dei cibi prodotti nel piacentino, tipici o no, DOC o non DOC.
Per fare questo ogni serata consiste in una prima parte introduttiva nella quale un esperto racconta le tecniche di produzione e di lavorazione degli alimenti, e in una seconda in cui i partecipanti, riuniti attorno ad un buffet, gustano (e non degustano) i cibi rari raccolti dagli organizzatori con un lavoro di ricerca tra i piccoli produttori sparsi in tutta la provincia, con la presenza dei produttori che raccontano le loro creazioni.
Quindi non una degustazione vuota, dove alcuni puzzoni attingono con la punta delle dita da un triste piatto sguarnito una fetta di prosciutto cotto industriale mentre qualcuno in sala continua a parlare di qualità, ma un momento conviviale di gente che attorno al cibo vede e comprende che c'è qualcosa di più del rifornimento di cibo e delle parole vuote e snob che assimilano il sapore del cibo agli idrocarburi o a chissà cos'altro di imbarazzante.
E le serate diventano così anche il momento dato a fieri micro-produttori di dare sfoggio del loro lavoro in una vetrina nel cuore di Piacenza, quella del Caffè Ranuccio in piazza Cavalli, produttori che non temono di mostrare le loro aziende e i loro laboratori al pubblico, ed ecco perchè la rassegna si conclude il 1° aprile con una giornata di visite presso alcune delle aziende partecipanti.
La gente che partecipa a Piacenza in Tavola fa parte della specie d'uomini, ormai in via di estinzione, che comprende il valore di quello che ha nel piatto: infatti gli organizzatori chiedono un contributo di 40 € per la partecipazione alle tre serate, contro i 150-180 € che vengono richiesti per rassegne analoghe, siano queste organizzate da locali pubblici o da associazioni. Nessuno si paga lo stipendio con le quote di partecipazione alla rassegna.
Vi sembra abbastanza tutto questo per giustificare l'organizzazione dell'ennesima rassegna di degustazioni?