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IL VINO 8 - I VINI PIACENTINI
Come promesso la volta scorsa, da oggi cominceremo a parlare di alcuni vini particolarmente apprezzati: partiremo dal gutturnio.
Il nome di questo vino viene da un boccale o coppa argentea da vino di epoca romana, detto appunto "gutturnium", di cui trovate una foto in fondo alla pagina. E’ indubbiamente il vino di punta di tutta la produzione DOC dei Colli Piacentini ed è tanto famoso da essere stato recentemente (e malauguratamente) annoverato tra i 17 vini italiani più famosi che potranno essere copiati da paesi al di fuori dell’Unione Europea (di questo provvedimento ho parlato nello scorso articolo). Come tutti i vini rossi più importanti è previsto anche nelle tipologie classico, superiore e riserva (cfr Rubrica del Buon Appetito n°9 su Cerco C’è n°24 del 2 marzo 2004).
Per quanto riguarda il Gutturnio e il Gutturnio Classico, a titolo di esempio, riporto quanto prescrive il disciplinare:
vitigni: Barbera 55-70% e Croatina (localmente denominata Bonarda) 30-45%; resa massima di uva in vino: 65%; gradazione alcolica minima: 12%; acidità totale minima: 5,5 per mille; estratto secco netto minimo: 22 per mille.
Invecchiamento: nessuno; caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino di varia intensità, di limpidezza brillante; profumo vinoso; sapore asciutto o amabile, talvolta vivace o frizzante. Ciò che è più evidente è che questo vino viene prodotto usando uve provenienti da due vitigni diversi, e cioè il Barbera (le cui uve, se vinificate da sole, producono appunto vino Barbera) e Bonarda. In questo caso, se non invecchiato, il Gutturnio si accompagna eccellentemente con i salumi sia crudi che cotti, con le paste tradizionali e con le carni bianche, anche se i veri piacentini lo devono su tutto e rigorosamente usando non il bicchiere ma lo scodellino bianco da osteria.
Per quanto riguarda il Gutturnio Superiore e il Gutturnio Classico Superiore vale tutto quello che si è detto per il Gutturnio semplice, ma il grado alcolico più elevato lo rende adatto all’abbinamento con formaggi grassi e piatti a base di carni rosse e di maiale.
Infine il Gutturnio Riserva è un vino importante che viene prodotto solo in annate di particolare pregio. E’ invecchiato per due anni almeno, di cui tre mesi in recipienti di legno (botti o barricche). Prima di berlo è necessario ossigenarlo per una mezz’ora almeno in un decanter o in una caraffa di vetro per ammorbidire gli aromi. Un vino tanto invecchiato si accompagna bene su piatti a lunga cottura a base di carne rossa e sulla selvaggina.
L’Ortrugo è il vino bianco più caratteristico della produzione della provincia di Piacenza: si produce con uve del vitigno omonimo, ha un sapore secco con un retrogusto amarognolo, un colore giallo paglierino molto chiaro, quasi verdognolo, ed ha un tenore alcolico minimo dell’11%. Come tutte le produzioni destinate al mercato piacentino, l’Ortrugo si trova spesso nella tipologia frizzante e spumante (nel resto del mondo si prediligono vini fermi, il gusto del consumatore piacentino è un’anomalia mondiale!), aspetto che lo rende eccellente per gli aperitivi in genere, ma anche con gli antipasti, il pesce, i formaggi a pasta cruda, le minestre e le carni bianche. La temperatura ottimale a cui servirlo è di 10 °.
Il Sauvignon è prodotto con il famoso vitigno, annoverato nella schiera dei “vitigni internazionali” poiché si è diffuso in tutti i continenti, il gusto di questo vino cambia però a seconda della zona dove viene prodotto, e le valli piacentine danno degli ottimi risultati. Ha un colore giallo paglierino ben più intenso dell’ortrugo, ha un odore molto delicato e un sapore secco. Anche in questo caso è prevista la tipologia frizzante, ma devo dire che a mio giudizio è un vino da bere fermo, senza bollicine. Il Sauvignon è molto adatto al pesce e alle carni bianche se fermo, se vivace agli antipasti. Va bevuto a circa 10°.
Il Malvasia dei Colli Piacentini è uno dei Malvasia più apprezzati in Italia, e lo si trova spesso in molte enoteche sparse per il paese. E’ vinificato da secco a dolce, ed esiste anche la tipologia “passito”, si produce con uve provenienti dal vitigno Malvasia di Candia aromatica, ha colore giallo paglierino tenue e si trova sia tranquillo che vivace. Il titolo alcolico minimo è del 5,5% per il Malvasia dolce e del 10,5 % per il secco. Quello secco è da abbinarsi in generale agli antipasti, alle carni bianche e al pesce e si serve ad una temperatura di circa 10 °; la tipologia dolce accompagna bene i dessert e va servito a circa 7 °. Per quanto riguarda il Malvasia Passito il tenore alcolico minimo è più alto: 14 %. Come in altri vini passiti, il colore tende al dorato (tonalità di giallo più calda del giallo paglierino), il sapore è dolce e molto morbido. Si serve a temperature più alte rispetto alle due tipologie viste sopra dato il maggior grado alcolico: circa 12°. E’ ideale sulla pasticceria secca.
Gli ultimi tre vini di cui abbiamo parlato si gustano bene in calici di media apertura, ad eccezione dell’ortrugo spumante che va bevuto nei flute e del Malvasia passito per il quale sono adatti calici più stretti, magari a tulipano; ma mi raccomando: non disdegnate mai lo scodellino da osteria!
Il Trebbianino Val Trebbia è uno storico vino bianco che può essere prodotto solamente in Val Trebbia e in Val Luretta nei comuni di Bobbio, Coli, Travo, Rivergaro, Gazzola e Agazzano. Si produce con uve Ortrugo (35-65%), Malvasia e Moscato Bianco (10-20%), Trebbiano Romagnolo e Sauvignon (15-30%), è quindi il vino bianco che si produce da sempre in tutta la zona del Trebbia mettendo insieme tutte le uve bianche che vi crescono meglio. Il colore di questo vino è giallo paglierino piuttosto intenso, il sapore è secco, ed esiste sia tranquillo che vivace che spumante. Gli abbinamenti migliori per il Trebbianino sono gli antipasti, le paste leggere e i pesci del Trebbia. Si beve a circa 10°.
Il Monterosso Val d'Arda è un vino che viene prodotto a partire da uve maturate nelle valli dell'Arda, dello Stirone, del Chiavenna e del Chero. Anche questo vino è per la Val d'Arda quello che il Trebbianino è per la Val Trebbia: raccoglie infatti un po' tutte le uve bianche che crescono in quella zona. Il colore è giallo paglierino intenso, esiste nelle versioni secco e amabile, tranquillo o vivace, è vinificato anche come spumante. Il tipo amabile è adatto ai dolci, mentre il secco si accosta agli antipasti, alle paste e ai pesci. Anche il Monterosso si serve a circa 10°.
Il Valnure è un vino analogo ai due visti sopra, la cui produzione è ammessa solo con uve provenienti dalle valli del Nure e del Riglio nei comuni di San Giorgio, Vigolzone e Ponte dell'Olio. I vitigni ammessi sono Malvasia (20-50%), Trebbiano Romagnolo e Ortrugo (20-65%). Come si vede i vitigni che possono essere usati variano di poco rispetto a quelli di Trebbianino e Monterosso, aspetto che marca l'affinità della viticoltura tra le valli piacentine e che ne mette in risalto le piccole ma rilevanti differenze. Il colore del Valnure è giallo paglierino, il sapore è secco o amabile, è prodotto nelle tipologie tranquillo e vivace. Si abbina con gli antipasti, le minestre in brodo, il pesce, le carni bianche e i formaggi dolci. Come gli altri si serve a circa 10°, gli esperti lo bevono in calici di media apertura, i consumatori abituali in scodellini bianchi da osteria.
Il Vin Santo si produce con uve Malvasia, Sauvignon, Marsanne, Trebbiano Romagnolo e Ortrugo che crescono su tutta la zona DOC dei Colli Piacentini. La resa in vino dell’uva è molto bassa (35%, contro una media del 70% degli altri vini) poiché si tratta di un vino passito, cioè prodotto a partire da uve portate a sovramaturazione. Il colore va dal giallo paglierino al dorato, un po’ più intenso di quello dei bianchi giovani come l’Ortrugo e la Malvasia; è anche più alcolico di questi perché ha almeno il 16 % di alcol, fatto normale per i passiti. Deve invecchiare almeno 48 mesi, di cui 36 in recipienti di legno. Avendo un sapore molto dolce, è adatto in abbinamento ai i dolci a fine pasto e alla piccola pasticceria. Va servito in piccoli bicchieri a tulipano ad una temperatura di 10-12° circa.
Ancora più pregiato del Vin Santo DOC dei Colli Piacentini è il Vin Santo di Vigoleno, che ha un disciplinare di produzione più rigido del primo: le uve con cui viene prodotto possono provenire solo dall’area del comune di Vernasca compresa tra le valli dell’Ongina e dello Stirone. Tutto il processo, dalla vinificazione alla maturazione all’invecchiamento, deve avvenire nel territorio di questo comune. E’ ottenuto da uve passite delle varietà Marsanne, Beverino, Sauvignon, Trebbiano Romagnolo e Ortrugo e sono escluse altre uve aromatiche. Il colore del Vin Santo di Vigoleno va dal dorato all’ambrato (quindi è più intenso di quello del Vin Santo di cui si è detto prima) ed ha un sapore decisamente dolce che lo rende accostabile ai dolci a fine pasto, alla pasticceria ed anche al cioccolato al latte. Invecchia almeno 60 mesi (5 anni!) dei quali almeno 48 in piccole botti di legno, ha un grado alcolico finale del 18 %. E’ un vino da servire a 10-12° in bicchieri piccoli a tulipano.
Una curiosità: è in atto una sperimentazione di alcuni produttori di Vin Santo di Vigoleno per la produzione di aceto balsamico, con lo stesso procedimento usato a Modena e a Reggio Emilia, ma il cui mosto di partenza è quello di questo vino. Staremo a vedere!
Il Cabernet-Sauvignon è un vino importante che dà dei risultati eccellenti nel territorio piacentino e che si presta molto all’invecchiamento, tanto che alcuni produttori tendono a preferirlo al Gutturnio. Ha un colore rosso rubino tendente al granata, ha un sapore secco leggermente tannico ed è da bere fermo. Conserva le sue caratteristiche per tre - quattro anni. Va servito a temperatura ambiente (18-19°) negli ampi calici detti “baloon”, si abbina ai piatti di carne rossa che subiscono una cottura medio - lunga e ai formaggi di media stagionatura.
Il Pinot Nero si produce a partire da uve del vitigno omonimo, ha un colore rosso più tenue rispetto al Cabernet-Sauvignon, ha un sapore secco e come impone il gusto piacentino, dalle nostre parti viene spesso prodotto nella modalità frizzante e spumante. Va servito ad una temperatura di 16° in calici di media ampiezza, si abbina bene con gli antipasti, i formaggi di media stagionatura e, nonostante sia un rosso, va bene con il pesce lesso.
Il Novello è un vino un po’ particolare: snobbato dagli esperti è invece molto apprezzato dal grande pubblico, soprattutto quello giovane. Il motivo della sua controversa fama sta nel fatto che è prodotto con un metodo diverso da quello degli altri vini, è pronto prima dei vini tradizionali ed è molto aromatico e profumato, fatto che lo rende estremamente facile da bere. Nel Piacentino gli uvaggi ammessi per produrre il Novello DOC sono Pinot Nero, Bonarda e Barbera, il colore finale è il solito rosso rubino. Secondo la mia esperienza le cantine piacentine lo producono tutto ben vivace e spumeggiante, anche se il disciplinare ammette anche che sia fermo. Si serve a 16-18°, per quel che mi riguarda il modo migliore per gustarlo è nei classici scodellini bianchi da osteria, altrimenti in calici di media apertura. Poiché è un vino pronto già in autunno, l’abbinamento più classico è con le caldarroste, ma è in generale un eccellente vino da pasto.
Il Pinot Grigio è un vino che si produce a partire da uve del vitigno omonimo; ha un colore molto chiaro: bianco paglierino, ha un sapore secco ed è previsto nelle tipologie frizzante e spumante. Questo vino è da servire ad una temperatura di circa 10° in calici non troppo ampi, magari in flute, e si abbina in maniera egregia con antipasti e minestre.
Il Pinot Spumante si produce con uve Pinot Nero con piccole aggiunte di uve Chardonnay (15% al massimo), ha un colore giallo paglierino o anche rosato ed ha un sapore molto secco: da extrabrut a brut. Va servito ben fresco alla temperatura di 6° circa in flute ed è ideale per gli aperitivi.
Lo Chardonnay è un vino prodotto con uve dell’omonimo vitigno internazionale, che cresce tanto in Australia quanto in California, ma che dà risultati egregi anche sulle pendici dei Colli Piacentini. Ha un colore giallo paglierino con sfumature verdognole, ha un sapore secco. Va servito a circa 10° in calici non troppo grandi, in flute se spumante, e si accompagna benissimo con antipasti, piatti freddi, minestre, carni bianche e pesce.
I vini che vengono prodotti nella provincia di Piacenza non sono tutti DOC, talvolta perché i produttori preferiscono vendere il loro prodotto come vino da tavola a prezzi più contenuti, altre volte perché i vignaioli vogliono uscire dagli schemi dei disciplinari delle produzioni DOC e sperimentare nuove vie, con risultati spesso notevoli. Perciò invito tutti i consumatori a non credere che il buon vino sia solo DOC: esistono eccellenti bottiglie IGT e mediocri DOC. Non ci sono regole assolute per scegliere una bottiglia al supermercato ed essere certi che non si avranno sorprese: meglio è comprare il vino direttamente in cantina per vedere dove e come il vino nasce, meglio è sperimentare il più possibile.
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